Web Tax, una tassa per le transazioni digitali, che colpisce le imprese italiane, ma dal 2019.

Se ne parla da tanto ed è arrivata, la temuta e controversa Web Tax, che diventa il nuovo peso fiscale per le imprese italiane, a partire dal 2019.

Non poche le rivisitazioni a quella che inizialmente doveva essere una risposta concreta ai Big del Web che vendono in Italia ma hanno partite IVA altrove e che invece sembra diventare il nuovo cruccio delle aziende italiane che operano sul web, soprattutto delle start up.

La nuova imposta del 6% si applicherà sui ricavi delle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici a favore di società con sede in Italia e di stabili organizzazioni di soggetti non residenti situate nel medesimo territorio.

La web tax si applicherà solo sugli acquisti effettuati dalle imprese e solo se si compra qualcosa di immateriale e non varrà per imprese agricole e chi aderisce al regime dei minimi e forfettario.

Anche se, un cambiamento dell’ultimo minuto, pare veda l’estensione dell’imposta anche alle transazioni condotte dai singoli consumatori.

Per evitare che le aziende italiane paghino due volte la tassa, le banche faranno da sostitute da imposta. In che modo, è ancora da capire, anche perché sarà molto difficile individuare quali transazioni derivano poi da acquisti immateriale sul web.

Si prevedono ricorsi e già si parla di incostituzionalità, in ogni caso, ciò che è certo è che se dovesse essere applicata cosi come domenica scorsa è stata presentata attraverso l’emendamento a prima firma Mucchetti – PD, si penalizzerà l’export italiano e chi potrà, porterà la propria sede altrove.

 

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